Morfologia del Gran Sasso d'Italia, il tetto dell' Appennino
Il massiccio del Gran Sasso d’Italia è il tetto della
Penisola (Appennino). La parte settentrionale è la più imponente con Monte Corvo (2623 m.),
Pizzo Intermezoli (2.635 m.), Monte Prena (2.561 m.), Monte Camicia (2.564 m.).
La parte meridionale è più uniforme e raggiunge la massima altezza con Pizzo
Cefalone (2.533 m.), tra Pizzo di Camarda (2.232 m.) e Monte Portella (2.385 m).
La parte meridiana è attraversata da una barra che unisce
il Monte Portella con il Monte Aquilano (2.495 m), il Corno Grande (2.912 m) con
il Corno Piccolo (2.655 m.) e divide il gruppo in due sezioni morfologicamente
ben distinte. La sezione occidentale a causa di un certo numero di sbarre è
ripartita in conche isolate. Queste conche quasi inaccessibili dalla catena
meridionale, sono aperte verso il bacino del Vomano.
La conca più orientale, regione Solagne, ha un'apertura di origine strutturale.
La regione Venacquaro e il campo Pericoli secondo Marinelli e Ortolani
inizialmente dovevano essere bacini chiusi. Presentano rocce arrotondate
glaciali e depositi morenici.
La line che unisce la Valle del Mavone con quella del Raiale è squarciata dai
tre Valloni, intaglio che permette di raggiungere la Sella di Patroriscio (2130
m.) nota per l'albergo e la funivia di
Assergi.
Nel settore meridionale del Gran Sasso il paesaggio perde gran parte dell'
asprezza presentando rilievi a gobbe e superfici tabulari. A nord le masse che
finiscono sulle cime più alte del Prena e del Camicia non sono imponenti come
sul versante opposto, ma presentano calcari farinosi ricoperti da materiali sia
di depositi lacustri sia di avanzi morenici, sia di detriti dovuti alla continua
erosione dei fianchi da parte delle acque alluvionati.
Sono limitati i fenomeni carsici che si rivelano soprattutto nelle regioni
"Ricotta", "Papa Morto" e Malepasso e sull' Altopiano che degrada verso Campo
Imperatore e verso Castel del Monte. Fra i piani carsici caratteristici sono i
piano San MArco che l'Ortolani definisce un' antica valle con deflusso verso la
conca di Capestrano, piano di Calascio detto anche "il Lago" e piano del Taglio
di forma alquanto triangolare e di ampiezza limitata. All' interno ci sono molti
bacini chiusi ù: i piani di Fugno, Locce, Passanete, Vale ombrica, Fossa
Paganica.
A settentrione il Gran Sasso prosegue su una sola catena. All' inizio, a circa
1360 m di altezza c'è il Piano Moltigno, conca chiusa con numerose doline con
spacchi d'acqua delle quali la più grande è occupata dal LAgo Sfondo. La
montagna cambia aspetto : la massima altitudine è raggiunta nel monte
Cappucciata (1801 m.) mentre fino al Monte Roccatagliata (995 m.) l'unico valico
è Forca di Penne (918 m.). Il carsismo del Gran Sasso è ancora allo stadio
giovanile. Ad Est ci sono bacini chiusi, ad Ovest aperti. Non ci sono residui di
terra rossa e manca il carsismo ipogeo. L' unica cavità sotterranea che si
conosce è la grotta A MAle (Amarone) scoperta ed esplorata nel 1573 da Francesco
De MArchi ingegnere bolognese che per primo salì sulla Vetta del Corno grande.
La grotta si trova a circa 3 Km da Assergi.
La principale originalità del Gran Sasso è che contiene il ghiacciaio del Calderone , unico
ghiacciaio perenne della nostra penisola. Il ghiacciaio si allungava per
quasi 400 m. (2867 m. / 2680 m. nel 1976) ed occupa il fondo e il pendio di un circo alla
base del Corno Grande. Numerose sono le tracce di glacialismo quaternario.
Grandi sono i circhi glaciali sui versanti delle due catene esposti a Nord:
nella catena settentrionale del Monte Corvo al Monte Prena in quella meridionale
dal Monte San Franco al Monte Gregorio di Paganica.
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